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Pubblicato il 16-09-2002 |
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Coraggio e interiorità per il cambiamento |
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 | "Per essere coraggiosi ci vogliono in effetti volontà, forza, ragione, in breve virtù. Il coraggio morale implica una energia durevole di carattere, che porta ad ammettere e sostenere ciò che si crede, anche a rischio della propria vita e della propria libertà. Per durare, esige moderazione ed esperienza".
Jean Guitton Il libro della saggezza e delle virtù ritrovate |  |  |  | La società contemporanea è caratterizzata dalla "complessità", ovvero, come insegna il sociologo Niklas Luhmann, si configura come un sistema in cui gli elementi non sono più collegabili tra loro. Detto in altri termini, il mondo ha smarrito la sua unità, il suo centro informatore, nonostante i tentativi della tecnica di imporsi come unica modalità di senso. La tecnica, infatti, non può soddisfare, facendo perno solo sull'efficienza, la produttività, la connaturata aspirazione all'infinito dell'uomo; aspirazione che lo rende inquieto, desideroso di esplorare sentieri sempre nuovi e sempre diversi. L'inquietudine risulta necessariamente connessa al cambiamento, dall'ambito lavorativo a quello affettivo, fino a investire i destini, i significati ultimi dell'esistenza. Ebbene, il cambiamento è veramente vitale, autentico quando è alimentato dal coraggio, dal saper rischiare, dalla fermezza con cui la nostra anima si predispone all'avventura della vita, affrontandola nella sua interezza, nelle innumerevoli possibilità che offre.
Ci sono persone che, invece, pietrificano la loro esistenza, la immobilizzano entro schemi, situazioni apparentemente solide, ma solo per comodità, per il timore di arrischiarsi in territori alternativi, non certo perché hanno raggiunto un'effettiva serenità interiore, un porto in cui far riposare la loro strutturale inquietudine. Il cambiamento, accanto al coraggio, presuppone, però, anche una vera disposizione a mutare l'anima e non "il cielo sotto cui viviamo".
A questo proposito risultano illuminanti le parole di Seneca: "Tu corri qua e là per cacciare via il peso che ti opprime e che diventa più gravoso col tuo stesso agitarti. Similmente sulla nave il carico esercita minore pressione se è ben fissato, mentre se si sposta disordinatamente, fa sommergere il fianco su cui viene a gravare. Qualunque cosa tu faccia, la fai a tuo danno; e con lo stesso movimento ti danneggi, perché scuoti un ammalato". E ancora: "Potrai essere cacciato nelle terre più lontane e più barbare; ogni luogo, qualunque esso sia, sarà per te ospitale. L'importante è sapere con quale spirito arrivi, non dove arrivi; perciò non dobbiamo legare l'animo a nessun luogo".
Possiamo trovare pienezza di senso, appagamento interiore, pur all'interno della nostra connaturata inquietudine, solo se prendiamo coscienza che deve essere la nostra anima a determinare il mondo, a trasformarlo, a progettarlo in armonia tra interno ed esterno, tra spirito e materia.
Spesso il nostro è un cambiamento indotto, artificiale, dettato più da circostanze esterne, dal rumore del mondo, da una noia esistenziale espressiva di un'anima acerba o ammalata nella sua progettualità.
Al contrario, se coltiveremo con coraggio e fermezza la nostra interiorità, il cambiamento non dipenderà più dal corso del mondo ma da noi stessi.
Fabio Gabrielli filosofo
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